Newsletter 20 - 26 novembre 2000
Fatturazione dettagliata. Nuovo richiamo del Garante a Telecom
Chi chiede l'accesso ai propri dati deve identificarsi
A cuor leggero nelle aree a rischio
Il sito della settimana - www.punto-informatico.it
Fatturazione dettagliata. Nuovo richiamo del Garante a Telecom
Il Garante ha nuovamente invitato la Telecom a rispettare le indicazioni impartite dall'Autorità sulla necessità di fornire, su motivata richiesta degli utenti che intendono contestare la bolletta, la comunicazione integrale dei numeri chiamati.
La questione era già stata affrontata in più di un provvedimento dal Garante. Il decreto legislativo 171/1998, che recepisce la direttiva europea sulla privacy nelle telecomunicazioni, prevede, allo scopo di tutelare la riservatezza delle diverse persone che utilizzano gli apparecchi e dei destinatari delle chiamate, il "mascheramento" delle ultime tre cifre dei numeri chiamati. Tuttavia, ha spiegato il Garante, questa tutela della privacy che deriva da un decreto legislativo e non da un provvedimento dell’Autorità non lede i diritti dell'abbonato di controllare a fondo i propri addebiti, nel caso apparissero ingiustificati. Infatti, proprio grazie ad alcune disposizioni della legge n. 675, l'abbonato può, senza particolari formalità e senza oneri, chiedere ed ottenere "in chiaro" i numeri relativi alle chiamate oggetto di contestazione.
Un ennesimo caso è emerso in occasione del ricorso di un utente che aveva inviato una serie di richieste alla società per ottenere il rilascio della fattura dettagliata delle telefonate effettuate sulla propria utenza in un determinato arco di tempo. La società aveva risposto limitandosi a confermare l'esattezza degli importi fatturati ed evidenziando le tipologie delle chiamate effettuate dall'impianto telefonico dell'interessato. Questi aveva replicato inviando una richiesta di accesso ai propri dati in base all'art.13 della legge n.675 per ottenere gli estremi di tutte le chiamate telefoniche effettuate in quel dato periodo. La Telecom aveva risposto manifestando l'impossibilità di recuperare i dati inerenti le chiamate, in quanto quei dati sarebbero stati conservati per un periodo limitato. Non avendo avuto riscontro alla sua richiesta, l'interessato si è quindi rivolto al Garante per ottenere la consegna della documentazione.
A seguito dell'invito formulato dall'Autorità, il gestore telefonico ha successivamente aderito alle richieste del ricorrente.
L'Autorità ha, pertanto, dichiarato non luogo a provvedere sul ricorso, ma, rispetto ai ritardi e alle erronee indicazioni fornite in precedenza dalla società, ha segnalato ancora una volta alla Telecom la necessità, già più volte rappresentata, di impartire precise istruzioni alle proprie strutture centrali e periferiche affinché siano effettivamente rispettate le puntuali indicazioni fornite dall'Autorità in tema di fatturazione dettagliata e di agevole accesso degli abbonati ai dati relativi alle chiamate.
Chi chiede l'accesso ai propri dati deve identificarsi
La persona che intende esercitare il diritto di accesso ai propri dati deve identificarsi.
Lo ha stabilito il Garante nella decisione con la quale ha dichiarato infondato il ricorso di una persona che aveva chiesto di esercitare i diritti previsti dalla legge sulla privacy allo scopo di poter accedere alla banca dati di una società televisiva, senza, però, dimostrare la propria identità.
L'interessato si era rivolto al Garante perché l'emittente cui aveva chiesto di cancellare i propri dati si era rifiutata di accogliere la richiesta in quanto l'interessato non aveva esibito la documentazione idonea a comprovare la propria identità, come invece richiesto dalla normativa sulla privacy (in particolare, il regolamento n.501/1998), dimostrazione che avrebbe peraltro permesso alla società di individuare il ricorrente nei filmati diffusi oggetto dell’accesso.
L'Autorità ha stabilito che l'identificazione dell'interessato da parte del soggetto che riceve una richiesta ai sensi dell'art.13 della legge n.675, costituisce un presupposto necessario, non solo per legittimare un accesso alle informazioni, ma anche per prendere in esame le richieste volte ad ottenere la conferma dell'esistenza dei dati che lo riguardano, la loro comunicazione in forma intelligibile, la loro rettifica, cancellazione etc. che potrebbero essere altrimenti presentate da chiunque, anziché dalla persona interessata.
Il Garante ha spiegato che la mancata dimostrazione della propria identità da parte dell'interessato, attraverso l'esibizione o l'allegazione di copia di un documento, rende quindi corretto il rifiuto della società televisiva.
Per quanto riguarda poi l'asserita illiceità della raccolta e del trattamento dei dati del ricorrente, l'Autorità ha comunque osservato che, in base alla ricostruzione dei fatti fornita dall'emittente televisiva sulle modalità di registrazione delle immagini in questione, non sono emersi elementi tali da rendere credibile il fatto che l'interessato non si fosse accorto delle riprese televisive e delle loro finalità e non fosse stato quindi in grado di evitarle.
A cuor leggero nelle aree a rischio
(Die Zeit, 23 novembre)
Sono sempre più numerose le videocamere e i computer che sorvegliano le nostre città. Ma a quale scopo?
Nel Bellagio sono 2000 le videocamere in funzione 24 ore su 24, e nel Venetian si arriva alla cifra di 2300. I due hotel appartengono alla nuova categoria degli hotel "per famiglie" con i quali Las Vegas si presenta al turismo del futuro. La maggior parte delle videocamere sono installate nelle sale da pranzo, troppo estese per essere tenute sott’occhio. Dall’inizio degli anni ’80 la sorveglianza è obbligatoria nei casinò di Las Vegas. Sistemi cosiddetti "onniscienti" registrano immagini video di tutti i giocatori e le conservano per almeno tre giorni.
A Las Vegas però hanno voluto fare le cose in grande: su tutti i piani degli enormi complessi alberghieri adiacenti, che arrivano ad avere 3500 camere, sono installate videocamere - persino nelle facciate che imitano Venezia, Parigi o New York. Su questi mondi artificiali regnano dei guardiani automatici: le immagini video sono trasportate su disco rigido ed un sistema denominato Magic Eye tenta di individuare comportamenti a rischio. Se una determinata ripresa corrisponde agli standard di rischio predefiniti, il guardiano elettronico invia le immagini filmate dalla videocamera direttamente sul monitor del personale di sorveglianza. "Per noi è fondamentale il senso di sicurezza dei nostri ospiti. Non devono mai avere l’impressione di trovarsi in un’area a rischio", spiega Sam Dickinson, uno degli specialisti della sicurezza del Bellagio. Parla rabbrividendo della vera Bellagio, la cittadina in Lombardia sulla quale è stato ricalcato lo scenario del superhotel di Las Vegas. "Tutte quelle stradine tortuose e quelle piazzette. In termini di sicurezza quel posto è tutto da rifare."
Al castello di Schwerin si discute oggi di aree a rischio e videosorveglianza durante una conferenza che vede la partecipazione di autorità per la protezione dei dati, criminologi ed esperti delle forze di polizia, sul tema "Limiti e rischi della videosorveglianza". Su un punto tutti concordano: buona parte dei sistemi installati nella capitale della videosorveglianza (Las Vegas) o in Gran Bretagna, la nazione con il più elevato numero di videocamere, potrebbero trovare spazio anche da noi. E’ soprattutto dove l’opinione pubblica vede aree a rischio che si levano più alte le voci a favore della videosorveglianza. Particolarmente risentita è stata sul punto la reazione della Deutsche Bahn SpA, che promuove un "Programma benessere" incentrato sulle tre S: servizio, sicurezza e superpulizia. Fondamentalmente si tratta della videosorveglianza totale di 42 stazioni ferroviarie sull’intero territorio tedesco. Nella sola stazione centrale di Lipsia sono installate 140 videocamere che permettono di fare acquisti in tutta sicurezza nei 130 esercizi commerciali presenti. Le riprese sono visionate congiuntamente dalla Bahn Schutz und Service S.r.l. (una società che si occupa della sicurezza e dei servizi per le ferrovie tedesche) e dalla Polizia federale di frontiera (BGS) - il che è oggetto delle critiche delle autorità di protezione dati. Proprio grazie al programma delle "3 S" la Deutsche Bahn SpA ha ricevuto qualche settimana fa il premio "Grande fratello" da Privacy International, un’organizzazione britannica che si occupa di protezione dati, per la categoria "Autorità e amministrazioni pubbliche".
Rispetto alle 140 videocamere presenti nella stazione, le tre videocamere della polizia di Lipsia sono veramente poca cosa. Sono utilizzate per sorvegliare punti caldi nella geografia criminale della città, nella piazza antistante la stazione ferroviaria e nel centro cittadino. A Schwerin Rolf Müller, direttore della polizia di Lipsia, ha illustrato quale sia l’efficacia della videosorveglianza. Si è ottenuta una consistente riduzione dei furti con scasso e dei borseggi, ma non si è osservata alcuna riduzione apprezzabile del traffico di stupefacenti. "E’ assolutamente indispensabile che vi sia un numero sufficiente di agenti pronti a intervenire in base alle immagini mostrate dalle videocamere. Bisogna che qualcuno sia sul posto nel giro di tre minuti. Senza polizia la videosorveglianza non serve a niente", ha detto Müller. Gli esperti di videosorveglianza hanno provato a smontare i dubbi delle autorità di protezione dati convenute a Schwerin, affermando che non esiste alcuna connessione diretta fra la società ferroviaria e la centrale di polizia.
La lobby industriale ha cercato di eliminare le perplessità delle autorità di protezione dati attraverso varie dimostrazioni tecniche. Sono stati illustrati gli ultimi modelli di dome-cameras (videocamere a cupola) - cupolette di vetro che possono essere installate sul tetto di edifici. Sono programmabili in modo da rispettare la privacy qualora la ripresa venga a cadere su zone critiche (ad esempio, l’ingresso di un sex shop) - nel qual caso l’immagine viene oscurata. Non è chiaro se ciò sia sufficiente a garantire un minimo di privacy. Per esempio, nella descrizione del progetto messo a punto dall’Associazione delle industrie di elettrotecnica ed elettronica (ZVEI) si leggono i passaggi seguenti: "Attraverso l’interconnessione di più dispositivi di registrazione e riproduzione su reti telematiche è possibile, se lo si desidera, realizzare reti distribuite che permettono ad ogni unità di accedere in qualsiasi momento all’intera base di dati ovvero alle immagini dal vivo di tutte le videocamere interconnesse."
L’esperienza insegna, tuttavia, che iniziative di questo tipo generano soprattutto una cosa: la richiesta di installare altre videocamere. Non sempre però all’incremento del numero di teleobiettivi corrisponde un aumento del personale addetto: sempre più spesso, infatti, sono computer dalle prestazioni elevate ad effettuare l’analisi automatica del flusso di immagini.
Norbert Wendt della Spezialfirma ZN S.r.l. di Bochum ha riferito durante la conferenza i risultati ottenuti con il sistema SmartEye, utilizzato dalla polizia soprattutto sulle scale mobili degli aeroporti. I viaggiatori tendono a muoversi relativamente poco sulle scale mobili, cosicché SmartEye è in grado di generare un ritratto sufficientemente preciso e di confrontarlo con le foto segnaletiche di ricercati.
Ancora più avanzati sono i sistemi di videosorveglianza associati al riconoscimento (ormai possibile) di schemi comportamentali, come ha segnalato Christoph von der Malsburg, professore di Neuroinformatica all’Università della Ruhr di Bochum. Il programma lancia l’allarme se un soggetto alza il braccio per vibrare un colpo violento. Ciò che per alcuni è un sogno rappresenta un incubo per altri. Che dire di un sistema di videosorveglianza computerizzata che scambia per pura violenza la pacca amichevole sulla spalla di un conoscente?
Gli intervenuti alla conferenza di Schwerin hanno sottolineato l’urgenza di affrontare il tema della regolazione via computer di comportamenti pubblici. "Altrimenti", ha detto Helmut Bäumler, incaricato per la protezione dei dati del Land Schleswig-Holstein, "c’è il rischio di superare senza accorgersene il break-even point - il punto di rottura, ossia di passare da una situazione sostenibile in cui vi sono singole videocamere sparse sul territorio ad una struttura di sorveglianza del tutto inaccettabile."
Il sito della settimana - www.punto-informatico.it
Tra i numerosi siti che affrontano l’attualissimo problema della pirateria musicale segnaliamo questa settimana www.punto-informatico.it, che riporta l’esplicita accusa rivolta da Napster, il grosso sistema per lo scambio di file musicali, alla casa discografica EMusic, secondo cui questa vorrebbe attentare alla privacy dei propri utenti. Oggetto della contesa l’annunciato motore di ricerca di EMusic, che le permetterebbe di monitorare l’attività di due utenti di Napster che si scambino file contenenti degli speciali "codicilli" digitali. EMusic si difende sostenendo di non conservare dati personali di alcun utente, e quindi di non violare alcuna norma sulla privacy, ma la battaglia è appena iniziata.
Lo stesso sito riporta inoltre l’intervista rilasciata dal presidente del Garante a "Business 2.0" sulla certificazione dei siti che rispettano le leggi europee sulla privacy ("Rodotà annuncia la revolution dell’e-privacy"). L'intervista viene così sintetizzata: "Per una disciplina dell’anonimato che non può essere eliminato, per un rapporto più chiaro con i provider, per la certificazione dei siti che raccolgono dati personali. Per la libertà della Rete".
Tra le altre notizie citate, la prima clamorosa sentenza di un tribunale francese che impone al portale statunitense "Yahoo!" di individuare gli utenti francesi che accedono a determinate pagine e due articoli su Echelon.