Salta al contenuto

DIRITTI E PREVENZIONE > COME TUTELARE LA TUA PRIVACY

ricerca avanzata

Facebook: un bel giocattolo, ma serve un antivirus. Sintesi dell'intervento di Mauro Paissan - Giornata Europea della protezione dei dati personal...

 Facebook: un bel giocattolo, ma serve un "antivirus". Giornata Europea della protezione dei dati personali 
Relazione introduttiva di Mauro Paissan - componente del Garante privacy
(sintesi dell'intervento)

Uno spazio privato?
Il social network (Facebook, MySpace e altri) è uno strumento utile e un giocattolo divertente. Consente forme di comunicazione eccezionali. Dalla chiacchiera con amici - vicini e lontani - a scambi di video, materiali, iniziative di sensibilizzazione sui temi più diversi, campagne umanitarie e politiche, e approcci di varia natura.

La diffusione di questi siti è stata incredibilmente veloce. Il solo Facebook dichiara 150 milioni di aderenti nel mondo e, a fini pubblicitari, per quanto riguarda l'Italia, a gennaio 2009, risultano 6 milioni e mezzo di profili personali (si tenga presente che una persona può registrarsi con più di una identità).
Ogni aspetto della vita sembra finirci dentro.


Siamo di fronte a siti che infondono la percezione di uno spazio privato, o di piccola comunità. E che invece possono esporre a seri rischi la sfera personale degli individui coinvolti.

Complice anche il fatto che quando siamo davanti allo schermo superiamo reticenze e imbarazzi propri della vita reale, tendiamo a riversare in rete foto di noi stessi e di altri, riflessioni di qualunque tipo, anche di carattere politico, o riguardo le nostre preferenze sessuali, le nostre scelte più intime. Senza riflettere sul fatto che una volta immesse in rete le informazioni hanno una diffusione pressoché illimitata nello spazio e nel tempo.

L'unico vero "antivirus" siamo noi
Serve un vero "antivirus", che consiste nel diventare utilizzatori dei social network più attenti ai diritti, propri e altrui. Utenti più consapevoli dei rischi che possono derivare da un uso senza criterio della rete.

  • Perché altri possono riversare on line immagini e informazioni che ci riguardano e che non vorremmo mai rendere note.
  • Perché noi stessi possiamo aver "postato" informazioni e/o immagini con l'aspettativa che parenti e amici ne fossero i soli destinatari, senza pensare che altri potessero adoperare quei dati per altri fini, anche a distanza di molto tempo.
  • Perché la facilità di immissione di dati e immagini non corrisponde a un'altrettanto semplice possibilità di eliminazione, una volta che si scelga di uscire dal social network.
  • Perché, infine, le informazioni si prestano a furti di identità o all'utilizzo senza il nostro consenso da parte di aziende a fini commerciali.

Qualche esempio tratto dalla cronaca può dare un'idea delle ripercussioni sulla sfera privata che possono derivare dal social network. Ha fatto notizia la vicenda della donna americana che aveva pubblicato le sue immagini su Facebook ritrovandole, manipolate, su un sito pornografico. Oppure i casi di suicidio di adolescenti per la vergogna di sapere che le proprie foto osé scattate all'ex-fidanzato erano state rese pubbliche, "postate" per vendetta amorosa sul web. Il fenomeno sempre più diffuso degli ex-fidanzati o ex-coniugi che riversano malignità, notizie riservatissime, vere o false che siano, sulla persona un tempo amata. Infine il recentissimo caso che ha visto coinvolti alcuni infermieri dell'ospedale Molinette di Torino che hanno "postato" su Facebook foto di pazienti con tanto di commenti ironici sul loro stato.

I rischi, soprattutto per i giovani
Quando divulghiamo immagini e informazioni che ci riguardano, non riflettiamo sul fatto che nella vita (per fortuna) si cambia, che la nostra identità personale è mobile, e che la circolazione di immagini che non ci corrispondono più e che invece rimangono disponibili e incancellabili sulla rete potrebbe metterci in imbarazzo se non crearci seri problemi.

Un recente sondaggio dell'autorità per la privacy inglese ha messo in evidenza che nel Regno Unito sarebbero quattro milioni e mezzo i ragazzi tra i 14 e i 21 anni che rischiano di subire ripercussioni negative sul proprio futuro lavorativo determinate dalle tracce lasciate in Internet. E che il 71 per cento dei ragazzi non vorrebbe mai che un'università o un eventuale datore di lavoro cercasse informazioni in rete su di loro senza che loro stessi abbiano potuto prima cancellare i contenuti immessi nei social network. Dalle interviste affiora anche una forte tendenza ad accettare sconosciuti come "amici" e a lasciare indizi su di sé proprio allo scopo di attrarre nuove persone. Tutto questo pubblicando la propria data di nascita, il proprio indirizzo di casa, informazioni su di sé e sulla propria famiglia, agevolando in questo modo anche i furti d'identità.

E' oltremodo difficile, se non impossibile, rimuovere le informazioni che ci riguardano immesse sul web. Molto spesso anche dopo aver cancellato il proprio profilo, i dati continuano a essere conservati nei server del social network, una volta in rete, diventano reperibili per decenni, senza che li si possa "neutralizzare". Molto spesso anche grazie ai motori di ricerca che sono in grado di raccogliere e assemblare le notizie più disparate, comprese quelle molto datate, quelle non vere o che semplicemente non ci corrispondono più.

Nella vita reale non condivideremmo mai con un professore, con la nostra famiglia, con un futuro datore di lavoro, le stesse considerazioni che abbiamo rivolto a un amico. Per lo meno non negli stessi termini. Ebbene quella selezione sulla rete sembra non valere più. La nostra comunicazione diventa indifferenziata.

Accanto al crescente numero di utenti di Facebook, si registra un parallelo aumento delle richieste di uscita dalla rete. Le persone che hanno già una propria visibilità tendono ora a chiamarsi fuori. Il non essere su Facebook diviene oggi segno di distinzione, il contrario rispetto a qualche mese fa.

Attenzione ad un uso troppo disinvolto
Gli utenti possono fare molto per evitare che un uso troppo disinvolto del social network comporti danni ad altri e a sé. Qualche "consiglio per l'uso" dunque.

  • Pensarci bene prima di pubblicare i propri dati personali (soprattutto indirizzo, numero di telefono) in un profilo-utente.
  • Tenere a mente che certe immagini o certe informazioni possono riemergere, complici i motori di ricerca, in occasione di colloqui di lavoro.
  • Usare in certi casi pseudonimi, meglio se diversi in ciascuna rete cui si partecipa.
  • Astenersi dal pubblicare informazioni personali relative ad altri senza il loro consenso.
  • E poi ancora: informarsi su chi gestisce il servizio e quali garanzie dà il fornitore del servizio rispetto al trattamento dei vostri dati personali. Utilizzare impostazioni orientate alla privacy, limitando al massimo la disponibilità di informazioni, soprattutto rispetto alla reperibilità dei nostri dati da parte dei motori di ricerca. Usare login e password diversi da quelli utilizzati su altri siti web, ad esempio per la posta elettronica o per la gestione del conto corrente bancario. Esercitare un controllo sull'utilizzo dei propri dati personali da parte del fornitore del servizio; ad esempio, rifiutando il consenso all'utilizzo dei dati per attività mirate di marketing.

Per concludere. Si fa sempre più evidente la necessità di regole che insieme mantengano la natura libertaria e aperta di Internet e garantiscano i diritti di chi ne fa uso. Ma la tutela dei diritti on line passa anche per una presa di coscienza degli utenti stessi della rete. Occorre dunque muoversi con grande consapevolezza se si vuole evitare che i diritti delle persone, altrove garantiti, siano lasciati privi di tutela proprio nell'ambiente, quello on line, che offre enormi potenzialità di crescita e nuove forme di cittadinanza per le persone.

Milano, 28 gennaio 2009