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Datagate: Lettera di Antonello Soro al Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta

SCHEDA
Garante per la protezione dei dati personali
Doc-Web:
2708275
Data:
22/10/13
Tipologia:
Interviste e interventi

Datagate: Lettera di Antonello Soro al Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta

Nella giornata di ieri il Parlamento europeo ha dato il primo via libera alla nuova proposta di Regolamento concernente il trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati, adottato dalla Commissione europea nel gennaio 2012.

Tale voto rappresenta un segnale importante in vista del prossimo vertice europeo dei capi di governo che si riunirà a Bruxelles il 24 e 25 ottobre. Si tratta del primo Consiglio dedicato all'attuazione dell'Agenda digitale, nell'ambito del quale saranno inevitabilmente affrontate le questioni specifiche in tema di protezione dei dati.

Al riguardo intendo richiamare la Sua attenzione sull'opportunità di sostenere con forza, in seno al Consiglio, la necessità che l'Europa adotti il progetto di riforma, superando le riserve sul testo sollevate da alcuni Paesi membri, arrivando anzi a rafforzarne il disegno complessivo. Ciò, al fine di assicurare una più ampia tutela dei cittadini di fronte alle insidie ed ai pericoli che oggi sembrano provenire da un Paese alleato e di indiscussa tradizione democratica, ma che domani potrebbero venire da Stati che offrono sotto tali profili minori garanzie.

Come noto, la proposta di Regolamento - non casualmente oggetto dell'attenzione di numerosi gruppi di pressione anche extraeuropei e che ha visto la presentazione di oltre quattromila emendamenti - consentirà all'Europa di dotarsi di un quadro armonizzato di principi comuni e condivisi in termini di protezione dei dati personali, per tutelare i diritti dei cittadini e facilitare le attività economiche nell'era digitale.

Si tratta di questioni centrali per dare impulso ad una costruzione europea, fondata sui diritti e sulle libertà, oltre che sui vincoli economico finanziari. Tanto più alla luce delle recenti rivelazioni sullo spionaggio informatico condotto dalla National Security Agency per motivi di interesse o sicurezza nazionale.

È un fenomeno purtroppo noto e discusso da tempo, ma le cui dimensioni hanno ancora contorni indefiniti.

Sono di queste ore le nuove rivelazioni che riguardano circa 70 milioni di dati di cittadini francesi intercettati.

Non soltanto gli apparati di sicurezza, ma anche quelli di investigazione e giudiziari tendono sempre di più ad avvalersi di tutte le opportunità informative offerte dalle tecnologie per perseguire un controllo generalizzato, pervasivo e spesso preventivo, non sempre giustificate da effettive finalità di sicurezza o prevenzione.

Il problema delle attività di spionaggio della NSA rende indispensabile che il Governo accerti, con tutti gli strumenti utili, se la raccolta, l'utilizzo e la conservazione di informazioni relative alle comunicazioni telefoniche e telematiche abbia coinvolto anche i cittadini italiani.

Si tratta di una indispensabile operazione di trasparenza in quanto tali condotte, se confermate, avrebbero primariamente violato i principi fondamentali in materia di riservatezza dei cittadini e reso evidenti le debolezze connesse alla sicurezza delle reti e dei sistemi informatici rilevanti sul piano nazionale.

In questo contesto, appare quanto mai urgente predisporre efficaci strumenti di protezione dei dati personali e dei sistemi utilizzati per finalità di polizia e giustizia, anche nella consapevolezza dell'obiettivo europeo di rinforzare gli strumenti di cooperazione e scambio di dati in tali contesti.

A tal fine, colgo l'occasione per ribadire che non è stata ancora adottata la normativa di attuazione dei principi del Codice in materia di protezione dei dati personali relativamente ai trattamenti effettuati per fini di giustizia, polizia o sicurezza nazionale.

Mi preme sottolineare con forza che la persistenza delle descritte lacune normative in settori così delicati, a dieci anni dalla entrata in vigore del Codice, rischia di vanificare le finalità perseguite e di indebolire il diritto alla protezione dei dati personali dei cittadini trattati da autorità statuali nell'esercizio delle più penetranti potestà pubbliche, minando la stessa fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Grato, anche a nome del Collegio del Garante, per l'attenzione che vorrà riservare a tali problematiche, Le confermo la più ampia disponibilità dell'Autorità  ad ogni collaborazione che dovesse esser ritenuta utile, anche in relazione alle funzioni attribuite al Garante.

Antonello Soro

Roma, 22 ottobre 2013