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Newsletter del 30 settembre 2014 - Polizia: sì a telecamere su divisa ma solo in caso di effettiva necessità - Ok a questionari su social card

• Polizia: sì alle telecamere sulla divisa, ma solo in caso di effettiva necessità
• Ok del Garante ai questionari sulla social card
• Diritto all'oblio: che fare se Google dice no

SCHEDA
Garante per la protezione dei dati personali
Doc-Web:
3416666
Data:
30/09/14
Argomenti:
Social card , Pubblica Sicurezza , Diritto all'oblio , Google
Tipologia:
Newsletter

 


Polizia: sì alle telecamere sulla divisa, ma solo in caso di effettiva necessità

 

La polizia potrà fare uso di piccole telecamere indossabili nel corso di manifestazioni pubbliche, ma solo in caso di effettiva necessità.
 
Lo ha stabilito il Garante privacy [doc. web n 3423775] che ha fornito il suo parere sul nuovo sistema di ripresa avviato in via sperimentale dal Dipartimento di pubblica sicurezza in quattro città, Torino, Milano, Roma e Napoli. Il sistema prevede l'assegnazione agli agenti di polizia di telecamere indossabili di ridotte dimensioni, da attivare nei casi in cui si verifichino situazioni di criticità in occasione di manifestazioni pubbliche.
 
Il sistema prospettato al Garante dal Dipartimento di pubblica sicurezza prevede che le telecamere individuali vengano applicate al gilet tattico e attivate in base alle indicazioni del funzionario che dirige il reparto di polizia. Le videocamere e le schede di memoria  sono dotate di un numero seriale che viene annotato in un apposito registro con l'indicazione di giorno, orario, servizio svolto, qualifica e nominativo dell'agente che firma la presa di incarico e la restituzione. La scheda di memoria, al momento della consegna agli agenti, non dovrà contenere nessuna immagine registrata in precedenza. Spetta al funzionario che impiega il reparto impartire l'ordine di attivazione dei dispositivi così come quello di cessazione delle riprese. Al termine del servizio gli agenti, previa compilazione di un foglio di consegna, affideranno tutta la documentazione video realizzata al funzionario che la consegnerà alla locale Polizia scientifica.
 
Nel suo parere il Garante ha sottolineato come il sistema,  per quanto finalizzato alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, alla prevenzione, all'accertamento o alla repressione dei reati, è pur sempre soggetto al rispetto dei principi del Codice privacy sul trattamento dei dati personali.  Le immagini riprese dovranno essere pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolte. Il sistema, quindi, dovrà essere attivato solo ove vi sia effettiva necessità, ossia nel caso di insorgenza di concrete e reali situazioni di pericolo di turbamento dell'ordine e della sicurezza pubblica.
 
Le riprese dovranno essere conservate per un periodo di tempo limitato e poi cancellate. Infine, ha specificato il Garante, nel caso si siano effettuate riprese in occasione di situazioni di presunto pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica poi non concretizzatosi, deve essere disposta la tempestiva cancellazione delle immagini. 

 



Ok del Garante ai questionari sulla social card

 
Via libera del Garante privacy [doc. web n. 3320745] al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sui questionari predisposti nell'ambito della ricerca per la sperimentazione della social card, elaborati con il MEF e l'ISFOL. La ricerca che interesserà dodici comuni italiani con più di 250.000 abitanti è volta a favorire la diffusione della carta acquisti tra le fasce di popolazione in condizioni di maggior bisogno e a valutarne la possibile generalizzazione come strumento di contrasto alla povertà assoluta.  
 
E' prevista la somministrazione di tre questionari: quello per la Sperimentazione della Social Card, quello sul Benessere dei minori da 8 a13 anni e quello sul Benessere dei minori da 14 a 17 anni. Le domande verranno rivolte a famiglie beneficiarie della Social Card e a famiglie appartenenti ad un gruppo di controllo di non beneficiari e riguarderanno  il reddito, gli standard di vita, la salute, la scuola, l'affettività ecc. 
 
Il parere del Garante è reso su una versione dei questionari frutto di numerosi incontri col Ministero volti a garantire il rispetto della disciplina privacy. In particolare, il Ministero ha recepito le indicazioni dell'Autorità relative all'informativa, ora collocata in modo che possa essere letta prima delle domande e scritta con un linguaggio piuttosto colloquiale e facilmente comprensibile.
 
Su indicazione del Garante, inoltre, dovrà essere ben evidenziato che è facoltativo rispondere ai quesiti dai quali è possibile desumere dati sensibili e giudiziari.
 
Saranno raccolti solo dati pertinenti e non eccedenti. 
 
Il progetto prevede che i dati raccolti siano inviati dai Comuni all'INPS che, dopo averli integrati e resi anonimi, li metterà a disposizione del Ministero del Lavoro e del MEF per elaborazioni statistiche, e al termine della valutazione cancellati dagli archivi dell'INPS. I dati anonimi saranno inoltre messi a disposizione di università ed enti di ricerca a scopi scientifici. 
 



Diritto all'oblio: che fare se Google dice no 

Le Autorità europee al lavoro su criteri comuni per garantire il diritto all'oblio

 
Dopo la  sentenza sul diritto all'oblio della Corte di Giustizia dell'UE del maggio di quest'anno che ha riconosciuto il diritto ad essere "de-indicizzati" dal motore di ricerca e ha imposto a Google di provvedere alle richieste degli utenti, le Autorità Ue Garanti della privacy hanno deciso di elaborare criteri comuni per gestire i ricorsi e i reclami presentati da utenti che si sono visti opporre un rifiuto da Mountain View.
 
La decisione è stata presa dai Garanti Ue nell'ultima riunione svoltasi il 16 e 17 settembre a Bruxelles.
 
In questo modo è stato compiuto, dunque, un primo passo in vista di un'armonizzazione dei criteri, procedurali e sostanziali, per gestire i casi in cui il motore di ricerca respinge una richiesta di deindicizzazione.
 
A Bruxelles le Autorità hanno ribadito che tutti i motori di ricerca devono adempiere agli obblighi derivanti dalla sentenza della Corte europea e hanno sottolineato di aver ricevuto negli ultimi mesi un buon numero di ricorsi a seguito del diniego opposto da Google.
 
Segno questo, a giudizio del Gruppo, che la questione dell' "oblio" e dei meccanismi per garantirlo è un'esigenza largamente sentita e condivisa da parte dei cittadini europei.
 
Le Autorità hanno concordato di costituire una rete di "punti di contatto" per scambiare rapidamente informazioni, e creare una tool box (una "scatola degli attrezzi") di criteri comuni per garantire un approccio coordinato nella gestione dei ricorsi e reclami presentati da utenti non soddisfatti della risposta fornita dai motori di ricerca.
 
A questo scopo, le Autorità hanno creato un database condiviso delle decisioni assunte man mano su questi ricorsi e reclami, ed hanno messo a punto uno schema di analisi di tali decisioni, in cui sono evidenziate le analogie o le differenze nelle valutazioni volta per volta effettuate, soprattutto rispetto a casi particolarmente complessi o caratterizzati da elementi di novità.
 
Hanno inoltre avviato incontri sia con rappresentanti dei motori di ricerca sia con rappresentanti degli editori e dei media online al fine di seguire da vicino la delicata fase di attuazione della sentenza.

 

 

 

 

L'ATTIVITÁ DEL GARANTE - PER CHI VUOLE SAPERNE DI PIÚ
Gli interventi e i provvedimenti più importanti recentemente adottati dall'Autorità

 


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