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Newsletter 20 - 26 dicembre 1999

SCHEDA
Garante per la protezione dei dati personali
Doc-Web:
49416
Data:
20/12/99
Tipologia:
Newsletter

Newsletter 20 - 26 dicembre 1999
  
  

  • Dati gratis anche se forniti su supporti che hanno un costo.
  • Cancellazione dei dati presso banche dati estere.
  • Echelon e NSA. Negli USA c'è chi chiede di sapere.
  • La telecamera da sola non serve a nulla.

 

Echelon e NSA. Negli Usa c'è chi chiede di sapere
(Comunicato stampa dell'Electronic Privacy Information Center - www.epic.org del 3 dicembre)

L'Electronic Privacy Information Center (EPIC) [un centro di ricerca nato a Washington nel 1994 per sensibilizzare l'attenzione sulle libertà civili e la tutela della privacy n.d.r.] ha chiesto il 3 dicembre scorso ad un tribunale federale di disporre la diffusione di documenti controversi relativi a possibili attività di sorveglianza condotte su cittadini americani. La causa promossa dall'EPIC intende giungere alla pubblicazione di documenti riservati della NSA (National Security Agency) nei quali si analizzano i presupposti giuridici delle attività di sorveglianza effettuate dal servizio di sicurezza americano.

La NSA aveva rifiutato, all'inizio dell'anno, di fornire questa documentazione alla Commissione parlamentare sui servizi segreti, e ciò aveva portato ad una censura pubblica (fatto insolito) dell'agenzia di spionaggio. Il deputato Porter J. Goss, presidente del collegio di controllo, scrisse in una relazione della Commissione pubblicata a maggio che la motivazione con cui la NSA aveva giustificato il rifiuto di fornire le osservazioni giuridiche in oggetto era "poco convincente e opinabile". Rilevava che se i legali della NSA "interpretano in modo eccessivamente permissivo i poteri della NSA, potrebbero nascerne pericoli per il diritto alla privacy dei cittadini USA". A breve distanza dalla pubblicazione della relazione della Commissione, EPIC ha presentato alla NSA una richiesta di esibizione della documentazione in oggetto ai sensi della Legge sulla libertà di informazione (FOIA). Nonostante il FOIA fissi un limite di 20 giorni lavorativi per la risposta, la NSA non ha ottemperato alla richiesta dell'EPIC.

Il direttore dell'EPIC, Marc Rotenberg, ha dichiarato che "lo statuto della NSA non consente la raccolta di informazioni su privati cittadini. Tuttavia, abbiamo ragione di credere che la NSA stia acquisendo e intercettando in modo indiscriminato comunicazioni private condotte via Internet".

Da qualche tempo le attività di sorveglianza della NSA sono seguite con maggiore attenzione, e secondo alcuni studi la NSA sta coordinando una grossa iniziativa di intercettazione a livello mondiale denominata ECHELON. Nell'ultimo numero del The New Yorker Magazine, si afferma che alla NSA sono bastati 11 mesi di registrazioni del traffico su Internet per esaurire una capacità di memoria progettata per durare tre anni.

Il fondamento giuridico delle attività di intercettazione della NSA costituisce un tema chiave che EPIC intende esaminare in un ampio studio che verrà pubblicato all'inizio del prossimo anno.

Lo studio sarà condotto da Duncan Campbell, giornalista e produttore televisivo scozzese. All'inizio di quest'anno, Campbell è stato nominato consulente del Parlamento europeo ed ha preparato un'analisi su ECHELON e l'attività di sorveglianza delle comunicazioni, in cui erano contenute le prime prove documentarie del sistema di sorveglianza globale. Nei prossimi mesi Campbell collaborerà con EPIC all'elaborazione di un rapporto che sarà presentato durante le audizioni che si prevede terrà il Congresso in materia di servizi segreti, quarto emendamento e diritti dell'uomo.

(Maggiori informazioni su ECHELON sono disponibili sul sito Web di EchelonWatch, gestito dalla American Civil Liberties Union www.echelomnwatch.org).

 

Dati gratis anche se forniti su supporti che hanno un costo

 Se un cittadino chiede di avere copia dei propri dati, detenuti da altri, li deve ottenere gratuitamente anche se essi vengono forniti su supporti che normalmente avrebbero un costo.

Il principio è stato stabilito dal collegio del Garante che ha esaminato il ricorso di una persona che aveva chiesto ad un ospedale di poter accedere ai dati personali contenuti negli esami radiografici. L'ospedale non aveva rifiutato l'accesso ai dati, ma aveva subordinato il rilascio di una copia degli accertamenti radiografici alla corresponsione di un'ulteriore somma rispetto a quanto già versato, a suo tempo, per la prestazione di pronto soccorso. L'interessato aveva pertanto presentato ricorso al Garante.

Nell'esaminare il caso, l'Autorità ha, innanzitutto, ricordato che l'interessato ha diritto di accedere gratuitamente ai propri dati personali, e di essere tenuto ad un eventuale contributo spese, non superiore ai costi effettivamente sopportati, solo nel caso che l'esistenza di tali dati non risulti confermata. Ed in effetti con propria deliberazione l'ospedale, nel corso dell'istruttoria, ha modificato la procedura per il rilascio delle lastre radiografiche, che possono essere ora ritirate senza ulteriori oneri.

L'Autorità ha poi precisato che la regola generale stabilita dall'art.13 della legge sulla protezione dei dati non prevede la necessaria consegna della documentazione o dei supporti (in questo caso le lastre) sui quali i dati sono conservati, in quanto obbliga solo il gestore della banca dati ad estrapolare dai propri archivi tutte le informazioni che riguardano il richiedente e a fornirgliele su supporto cartaceo o informatico.

Tuttavia, in casi particolari, qualora cioè le informazioni possano risultare incomprensibili o snaturate nel loro contenuto se private di alcuni elementi sostanziali, non si può escludere la possibilità di esibire o consegnare copia non tanto di singoli dati, quanto di interi atti o documenti, anche su supporto diverso da quello cartaceo, senza dover far ricadere il costo su chi ha chiesto i dati.

Il Garante ha pertanto invitato l'ospedale a confermare la messa a disposizione dell'interessato delle lastre radiografiche, ricordando, inoltre, che la comunicazione agli interessati di dati personali sulla salute, anche se nell'ambito di una procedura di ricorso, deve avvenire secondo le modalità previste dalla legge sulla privacy, cioè per il tramite di un medico designato dall'interessato o dal gestore della banca dati.

 

Cancellazione dei dati presso banche dati estere

Chi intende sapere come i propri dati siano finiti in archivi di società straniere ed, eventualmente, chiederne la cancellazione, deve rivolgersi  direttamente presso queste società, nel rispetto delle norme sulla privacy del relativo Paese.

Lo ha chiarito il Garante in risposta ad un cittadino italiano che aveva ricevuto pubblicità indesiderata da agenzie estere, lamentando in particolare la conoscenza, da parte di queste, di informazioni non contenute in elenchi pubblici. Nel caso in cui il gestore della banca dati non desse riscontro alla richiesta, l'interessato potrà interessare del caso le competenti Autorità nazionali per la privacy, l'elenco delle quali è disponibile anche presso gli uffici del Garante italiano.

 

La telecamera da sola non serve a nulla
(articolo pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung del 7 dicembre)

Quando Denise Bulgar, nel febbraio del 1993, uscì dalla macelleria di 1a qualità di A.R. Tym, a Liverpool, il figlioletto James era scomparso. Successivamente il cadavere del bambino, due anni, venne ritrovato mutilato sulla massicciata di una linea ferroviaria. I responsabili, due bambini di undici anni, sono stati individuati grazie ad una videocamera che aveva mostrato i due mentre uscivano dal centro commerciale insieme a James Bulgar. La videosorveglianza non è stata di nessun aiuto al piccolo James; tuttavia, il caso Bulgar costituisce, al contempo, la dimostrazione che grazie alle videocamere è possibile far luce su singoli reati e, quindi, scoraggiare omicidi, rapinatori e ladri potenziali.

Le telecamere sono in funzione anche in Germania: nei centri commerciali, nei distributori di carburante, nelle banche. Non si è arrivati ancora, però, ad una videosorveglianza a tappeto di strade e piazze come quella che esiste in alcune città della Gran Bretagna. Nessun Paese europeo controlla con altrettante videocamere cosa succede per strada. Verosimilmente ci sono centinaia di migliaia di videocamere in Gran Bretagna; il 95% delle città inglesi utilizza videocamere nascoste per sorvegliare interi tratti stradali. E gli inglesi non ci vedono niente di male. Tutt'altro: secondo alcuni sondaggi, fra il 70% e il 90% dei cittadini britannici è favorevole alla videosorveglianza. Il consenso viene promosso attraverso trionfalistici annunci sulla riduzione del numero di reati dopo l'installazione di videocamere. In alcune città sembra che il numero dei reati sia sceso del 74%, mentre la percentuale di casi risolti è aumentata di un terzo. Si tratta di dati che appaiono però esagerati; secondo una ricerca, il numero dei reati è sceso in realtà del 20% appena.

I primi passi della videosorveglianza in Gran Bretagna risalgono agli inizi degli anni '80, quando vi si è fatto ricorso per contrastare il vandalismo nei centri storici delle città. All'inizio degli anni '90, quando l'IRA fece piombare la popolazione londinese nel terrore e nell'angoscia con una serie di attentati dinamitardi, furono installate videocamere a tappeto nell'intero centro storico. Secondo alcuni dati, lungo Oxford Street (la famosa strada commerciale di Londra) ogni passante in media viene ripreso da una videocamera ogni 1,8 minuti.

La tecnologia moderna permette di isolare singoli soggetti fra la folla e di verificare, attraverso il confronto di specifici parametri, se l'occhio della telecamera abbia inquadrato un criminale già ricercato. Tuttavia, molti sistemi per il riconoscimento automatico del volto non garantiscono ancora l'affidabilità desiderata, secondo quanto affermato di recente durante una conferenza in materia di protezione dati organizzata a Wiesbaden. Lo stesso dicasi per la cosiddetta "telecamera pensante" messa a punto a Leeds, la quale dovrebbe lanciare un allarme se una persona (ad esempio, in un parcheggio coperto) si comporta diversamente da come sarebbe lecito attendersi in condizioni normali.


Sorvegliare il quartiere del Governo?

In Germania il dibattito sull'impiego di videocamere nelle strade e nei luoghi pubblici è appena agli inizi. A Berlino si sta valutando se utilizzare la videosorveglianza per il quartiere del Governo.

Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania, Schleswig-Holstein, Bassa Sassonia e, da poche settimane, anche la Sassonia hanno introdotto norme speciali per la videosorveglianza continuata di strade e piazze. L'Assia dovrebbe presto seguirne l'esempio, secondo l'intenzione manifestata dal governo regionale CDU/FDP.

Negli altri Länder attualmente non è possibile il ricorso in misura generalizzata e permanente alla videosorveglianza; le videocamere possono essere utilizzate soltanto per indagare su gravi reati, ad esempio in materia di criminalità organizzata ovvero in rapporto a manifestazioni pubbliche - qualora vi sia la possibilità che vengano commessi reati ovvero sussistano pericoli per la sicurezza pubblica. Ad esempio, durante gli incontri di calcio gli hooligan sono sorvegliati sia da telecamere fisse installate negli stadi sia attraverso dispositivi mobili. In occasione di alcune manifestazioni, come quelle del PKK, vengono utilizzati anche elicotteri sui quali sono montate videocamere.

Molte comunità locali in Germania, soprattutto le più piccole, riescono comunque a cavarsela anche senza videosorveglianza. Un sondaggio dell'incaricato per la protezione dei dati dell'Assia, lo scorso autunno, ha mostrato che solo il 6% dei comuni dell'Assia utilizza impianti video - generalmente per garantire la sicurezza di edifici, e soprattutto di parcheggi coperti.

Un altro punto dolente è rappresentato dai controlli del rispetto dei limiti di velocità e dalla sorveglianza dei sistemi di smaltimento delle acque di scarico. Ha suscitato la riprovazione dell'incaricato per la protezione dei dati dell'Assia una città che ricorre alle tecniche video per regolamentare l'impiego dei propri dipendenti in occasione di servizi funebri; inoltre, sempre secondo le critiche espresse dall'autorità per la protezione dei dati, anche presso gli "sportelli del cittadino" le videocamere non sono indicate.

In Germania non sembrano essere disponibili studi approfonditi sull'utilizzazione di videocamere nell'ambito della prevenzione e repressione di attività criminali.

Uno studio relativo all'utilizzo di videocamere sul piazzale antistante la stazione di Lipsia segnala una diminuzione dei reati che cadono sotto l'occhio della videocamera, ma il tasso di criminalità nel suo complesso è rimasto identico. Soprattutto, a Lipsia non si è riusciti a porre fine allo spaccio di stupefacenti con l'ausilio della videosorveglianza - quando proprio questa era la finalità per cui si è deciso di installare videocamere sul piazzale della stazione.
E' vero che lo spaccio non avviene più sul piazzale, ma si è semplicemente spostato in altre zone della città non sottoposte a sorveglianza.


Finta sicurezza

L'obiezione che i tutori della privacy muovono all'impiego della videosorveglianza di strade e luoghi pubblici su base diffusa e permanente è che essa costituisce una sorta di pedinamento continuo con effetti psicologicamente devianti, tali da trasformare cittadini consapevoli e autonomi in altrettanti ipocriti che vivono nel conformismo e nel terrore costanti.

Questi rischi sussistono soprattutto qualora non sia possibile prevedere chi sia sorvegliato e per quanto tempo vengano conservate le immagini registrate. La polizia è favorevole alla videosorveglianza, con alcune limitazioni. Secondo il Capo della polizia di Wiesbaden, Frerichs, le videocamere da sole non sono in grado di arginare la criminalità. Né sarebbe utile avere telecamere nascoste dappertutto, perché non ci sarebbe un numero sufficiente di poliziotti per controllare le riprese e intervenire sul posto qualora le immagini mostrassero atti vandalici compiuti da adolescenti, aggressioni o spaccio di stupefacenti. Per dirla con il Capo della polizia, videocamere non sorvegliate garantiscono solo una finta sicurezza.

Incurante di questi moniti, la maggioranza dei tedeschi si dice favorevole all'impiego di videocamere su strade e piazze pubbliche. Particolarmente forte è il consenso nelle regioni orientali della Germania, dove i cittadini sono stati spiati per decenni sotto il regime del SED [Partito socialista unitario tedesco]. Tanto che nessuno si è lamentato quando le riprese filmate dell'ingresso di un grande condominio nel Brandeburgo sono finite per errore nella rete via cavo dell'edificio. I tutori dei dati personali, che si sentono chiamati a difendere i diritti alla libertà personale contro le intrusioni dello Stato-controllore, in questo caso sono del tutto soli.