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Wikileaks: Garante privacy, fare luce al più presto su hackeraggio CIA - Dichiarazione di Antonello Soro

Dichiarazione di Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
(Adnkronos, 8 marzo 2017)

SCHEDA
Garante per la protezione dei dati personali
Doc-Web:
6064806
Data:
08/03/17
Tipologia:
Interviste e interventi

Wikileaks: Garante privacy, fare luce al più presto su hackeraggio CIA
Dichiarazione di Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
(Adnkronos, 8 marzo 2017)


"Sul presunto sistema di hackeraggio non solo di comuni dispositivi elettronici ma anche di quelli più evoluti e sofisticati, messo in atto dalla CIA, va fatta luce al più presto". Lo afferma all'Adnkronos il Garante della privacy, Antonello Soro.

"Va chiarito, soprattutto, se e in che misura - prosegue Soro - siano stati violati diritti fondamentali dei cittadini. Benché grave, tuttavia, non si tratterebbe di una notizia del tutto imprevedibile. Dobbiamo sapere infatti che le straordinarie potenzialità dell'Internet delle cose possono risolversi anche in potentissime armi rivolte contro di noi. I dispositivi intelligenti hanno una faccia oscura, una capacità intrusiva che - sottolinea - se non opportunamente neutralizzata da misure di sicurezza volte a proteggere i dati e a impedire usi impropri e accessi abusivi, rischia di esporre ad una vulnerabilità pericolosissima singoli e collettività".

Per questo, secondo il Garante della privacy, "è essenziale anzitutto investire su sistemi di privacy by design e by default, volti a ridurre rischio di invasioni nella nostra sfera privata a partire dalla stessa configurazione dei dispositivi. Ma soprattutto, occorre non rassegnarsi al processo apparentemente inarrestabile di sorveglianza globale, cui siamo sempre più esposti e che notizie come questa purtroppo confermano".

C'è poi un altro aspetto importante, dice Soro, "che mi preoccupa e che va assolutamente chiarito. Va infatti accertato se il sistema di hackeraggio della CIA sia stato attivo anche dopo la sottoscrizione del Privacy Shield, il nuovo accordo che fissa precise garanzie per i dati europei trasferiti negli Stati Uniti. Se così fosse, infatti, costituirebbe un'evidente elusione non solo dell'accordo in quanto tale, ma anche delle ragioni politiche e giuridiche che ne sono alla base, volte a riconoscere l'intollerabilità di ogni strategia di sicurezza fondata sulla violazione massiva del diritto alla protezione dati dei cittadini tutti".