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Telemarketing selvaggio? Colpa della legge inadeguata - Intervista ad Antonello Soro, 29 gennaio 2015

Telemarketing selvaggio? Colpa della legge inadeguata
Soro: "Il consenso è dato per acquisito, consumatori indifesi"
Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
("Il Mattino", 28 gennaio 2015, di Gigi Di Fiore)

È dal giugno del 2012 presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali. Antonello Soro conosce bene il problema del telemarketing, l'invasione delle telefonate dei call center nella vita quotidiana di tutti. Nessuno se ne salva, ognuno ha ricevuto e riceve intrusioni non gradite da chi cerca di piazzare servizi e prodotti.

Presidente Soro, ricevete molte segnalazioni su chiamate indesiderate?

"Direi che sono molte, ma le violazioni sono molte di più. Va tenuto conto che gli italiani, statisticamente, fanno poco ricorso alle tutele assicurate dalle istituzioni di garanzia dei propri diritti".

Ha un dato aggiornato di segnalazioni ricevute?

"Siamo a oltre 5mila nel 2014. Attualmente, ne abbiamo 1400 in lavorazione. Su questi fascicoli, è in corso una complessa attività dell'ufficio".

Perché sono aumentate così tanto le telefonate di telemarketing in Italia?

"Il problema vero è l'insufficienza delle norme vigenti in materia. L'attuale sistema normativo, che abbiamo inutilmente contrastato, ha sostituito, abolendolo, il regime di consenso preventivo alle offerte commerciali. Prima, chiunque avesse un numero in un elenco pubblico, doveva dire se gradiva che fosse contattato per offerte commerciali. Ora, il consenso è presunto".

La difesa agli abusi non è il registro delle opposizioni

"Sì, ora un cittadino, che ha il proprio telefono in un elenco pubblico, può iscriverlo nel registro, tenuto dalla fondazione Bordoni controllata dal ministero dello Sviluppo economico, per dire che non vuole essere contattato".

Come mai, però, il meccanismo fa acqua e chi è iscritto all'elenco riceve ugualmente telefonate sgradite?

"Perché ci sono diversi meccanismi di aggiramento. Ma c'è anche il caso di quelli che, non avendo un numero in elenchi pubblici, vengono ugualmente contattati".

Come è possibile?

"C'è un giro di utenze, che riguarda non solo i numeri non pubblici, ma anche quelli dei cellulari, che difficilmente si trovano negli elenchi telefonici. Ma i ricorsi che riceviamo sono ridotti rispetto alle potenziali violazioni delle norme sulla privacy, per scarsa informazione degli utenti".

Come arrivano i numeri dei cellulari ai call center?

"Di frequente, firmiamo grandi incartamenti in cui si chiede il consenso del trattamento dati anche per scopi commerciali. Si firma, magari per l'acquisto di un telefono, per un contratto di telefonia, senza pensare che quel numero entrerà in un prezioso database sfruttabile, acquisito da società che li vendono ai call center".

I database sono una ricchezza, nel nostro sistema?

"Proprio così. Sono il vero petrolio della società della comunicazione. Esiste un mercato dei dati, che vengono spesso carpiti illecitamente e venduti per finalità di promozione commerciale".

Che strumenti di intervento sulle violazioni ha l'Autorità della privacy?

"La legge ci da la possibilità di decidere ispezioni, assegnare sanzioni. Tenga presente che, in un ufficio piccolo come il nostro, sulle 1400 pratiche in lavorazione sono impegnate 6 persone che devono occuparsi anche di altro".

C'è chi segnala telefonate di telemarketing da numeri privati. C'è difesa?

"Il numero di telefonate cosiddette coperte è elevato. È il punto debole della nostra normativa. Ho avanzato, in più audizioni, l'ipotesi di ampliare la responsabilità alle società committenti del telemarketing. Chi affida la pubblicità ai call center è responsabile con loro delle violazioni. Potrebbe essere un modo per evitare, ad esempio, le telefonate da numeri privati che rendono difficilmente individuabile la struttura di call center da cui sono partite le chiamate".

Crede che il sistema del registro delle opposizioni abbia funzionato?

"Anche qui ci sono alcune cose da rivedere. Ne ho parlato con il presidente della fondazione Bordoni che lo gestisce. Ci incontreremo nei prossimi giorni, per formulare una proposta comune di riforma del sistema. Il momento è opportuno, perché a novembre scade la convenzione della fondazione sulla tenuta del registro".

Che proposte farete?

"Non vorrei anticiparle, devo prima parlarne con Alessandro Luciano, il presidente della Bordoni".

I call center con sede extra europea sono esclusi dai vincoli delle nostre leggi?

"Abbiamo studiato un meccanismo prescrittivo che obbliga i call center non europei a rispettare le nostre norme. Ma, in questo sistema, si nascondono sempre meccanismi illeciti da perseguire. Dovremmo avere maggiori strumenti per intervenire".

Che modifiche sarebbero auspicabili?

"Il consenso preventivo, come una volta, risolverebbe una parte dei problemi. Il meccanismo fino a prova contraria del registro delle opposizioni grava invece sul cittadino".

Le intrusioni riguardano soprattutto i cellulari?

"Il telefonino è uno strumento più diretto, ma le statistiche sono alte anche per le utenze domestiche. Il cellulare offre più varchi, proprio perché i numeri non sono di solito in registri pubblici e, quindi, non possono essere inseriti nel registro delle opposizioni".

I consensi per iscrizioni online offrono altre falle al sistema?

"Il consenso dati dovrebbe essere sempre libero e consapevole. Certe iscrizioni online, sono ai confini della liceità. A volte, sono forme di iscrizione condizionata al consenso del trattamento dati che è contro legge. È un fronte molto ampio da controllare".

Anche Google ha introdotto un sistema che amplia la raccolta di dati personali a scopi commerciali

"Sì, ma abbiamo imposto prescrizioni, che sono state accolte dalla società"