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Videosorveglianza: i comuni devono adeguare alla privacy la ripresa delle immagini - 5 marzo 2000

SCHEDA
Garante per la protezione dei dati personali
Doc-Web:
47020
Data:
05/03/00
Argomenti:
Videosorveglianza , Comuni
Tipologia:
Comunicato stampa

Videosorveglianza: i comuni devono adeguare alla privacy la ripresa delle immagini

Gli enti locali che intendono dotarsi di sistemi di videosorveglianza del territorio e del traffico cittadino o di telecontrollo ambientale devono adeguare ai principi fondamentali previsti dalla legge sulla privacy anche le modalità di ripresa delle immagini. Tra le cautele da adottare c'è anche quella di limitare le possibilità di ingrandimento delle riprese e il livello di dettaglio sui tratti somatici delle persone inquadrate dalle telecamere.

Lo ha stabilito il Garante in un provvedimento nel quale si formulano una serie di osservazioni e di richieste di modifica al testo di un regolamento approvato dal comune di Portici, in provincia di Napoli, per disciplinare l'installazione e l'utilizzo di impianti di videosorveglianza e controllo finalizzati, tra l'altro, a rilevare i flussi di traffico, fornire informazioni sulla viabilità, individuare le infrazioni al codice della strada e le situazioni di pericolo per la sicurezza pubblica. L'amministrazione intende inoltre, in tal modo, dotarsi di uno strumento attivo di protezione civile.

La materia presenta numerose implicazioni con la disciplina sulla riservatezza dei dati personali e l'Autorità ha già avuto occasione di intervenire sull'argomento in più occasioni essendosi ormai diffuso tra le amministrazioni locali il ricorso a sistemi di sorveglianza elettronica sull'accesso ai centri storici, o all'installazione di telecamere in funzione di deterrenza contro atti di vandalismo nelle zone archeologiche e la microcriminalità nei quartieri a rischio.

Nel provvedimento il Garante ha ricordato che nel recepire i principi fissati in sede comunitaria, la legge sulla privacy definisce come dato personale qualsiasi informazione che permette di risalire, anche indirettamente, all'identità della persona compresi i suoni e le immagini. La legge n. 675/96 è dunque applicabile anche ai trattamenti di immagini effettuati attraverso la videosorveglianza, a prescindere dalla circostanza che i dati vengano registrati in un archivio o comunicati a terzi dopo l'attività di monitoraggio.

I sistemi di rilevazione devono, pertanto, essere attivati in presenza di un quadro articolato di garanzie.

Gli scopi dell'attività di telesorveglianza devono, innanzitutto, rispondere alle funzioni istituzionali demandate agli enti locali dalle norme nazionali, dall'ordinamento della polizia municipale o dagli statuti e dai regolamenti comunali. I sistemi installati devono, inoltre, essere conformi alle misure di sicurezza previste dalla legge sulla privacy e, in particolare, dal regolamento n. 318/99 riguardante le misure minime che dovranno essere obbligatoriamente adottate da tutte le pubbliche amministrazioni entro il prossimo 29 marzo per evitare i rischi di distruzione, perdita, anche accidentale, o accesso non autorizzato ai dati.

L'ente locale deve, altresì, assolvere all'obbligo di informare i cittadini sulle finalità della videosorveglianza e sui diritti riconosciuti dalla legge sulla privacy, per esempio mediante l'affissione di avvisi in prossimità delle telecamere o degli impianti di telecontrollo.

Il Garante ha anche sollecitato il comune di Portici a procedere ad una localizzazione più precisa delle telecamere nei vari punti della città e ad adottare accorgimenti tecnici che consentano di limitare le possibilità di ingrandimento o il livello di definizione delle immagini e dei volti delle persone, al fine di assicurare il rispetto dei principi di pertinenza e non eccedenza dei dati in relazione agli scopi perseguiti con l'attività di videosorveglianza. Ciò significa, per esempio, che devono essere evitate riprese di persone in prossimità di telecamere utilizzate esclusivamente allo scopo di prevenire le violazioni del codice della strada, e che vanno rigorosamente rispettate le norme che vietano l'installazione di sistemi di controllo a distanza nei luoghi di lavoro.

Il comune deve inoltre individuare i soggetti legittimati ad accedere alle registrazioni e chiarire e indicare il soggetto o la struttura cui il cittadino si può rivolgere per esercitare il diritto di rettifica, aggiornamento o cancellazione delle informazioni che lo riguardano. Particolari garanzie vanno poi osservate in ordine all'analisi dei flussi di traffico che deve avvenire con modalità che salvaguardino l'anonimato dei dati personali raccolti anche nella fase successiva alla registrazione delle immagini.

All'interno del regolamento comunale sulla videosorveglianza occorre, infine, precisare che l'uso dei dati personali non necessita del consenso degli interessati in quanto viene effettuato per lo svolgimento di funzioni istituzionali che sono assoggettate dalla legge sulla privacy a un regime di tipo particolare.

Roma, 5 marzo 2000