Diritti interna

Doveri interna

ricerca avanzata

Smart assistant, i nostri dati sono al sicuro? - Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali

SCHEDA
Garante per la protezione dei dati personali
Doc-Web:
9063865
Data:
16/11/18
Tipologia:
Interviste e interventi

Smart assistant, i nostri dati sono al sicuro?
Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
(di Simona Volpe, "www.consumatori.it", 16 novembre 2018)

La questione della privacy continua a essere una delle più controverse e discusse, e nel momento in cui accettiamo di utilizzare una serie di dispositivi e servizi digitali per facilitare la nostra vita quotidiana è fondamentale farlo con consapevolezza, comprendendo come e quanto possiamo cercare di proteggere i nostri dati personali. Questo è stato uno degli aspetti di cui abbiamo parlato  nei giorni scorsi al Teatro Argentina di Roma nell’ambito del Premio Vincenzo Dona. 

A ricevere quest’anno il Premio Dona per le personalità è stato Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione di dati personali, al quale abbiamo chiesto un commento sulla diffusione degli smart assistant e le conseguenze per la privacy dei consumatori.

“Innovazioni come quelle dello smart assistant determinano indubbi vantaggi nella vita quotidiana di ciascuno e vanno quindi, come tali, promosse.

Tuttavia, proprio il flusso di dati che tali tecniche permettono, integrando tecnologie diverse, esigono garanzie adeguate tanto per gli utenti, quanto per la sicurezza dei dati e delle reti coinvolti in questi processi.

Il Regolamento generale sulla protezione dati offre soluzioni importanti su entrambi i fronti, in un’impostazione tecnologicamente neutra che non cristallizza la norma sulla singola misura tecnica (suscettibile come tale di obsolescenza), ma fornisce la cornice giuridica in cui inscrivere l’innovazione, nel suo rapido evolversi.

Tra le garanzie sancite dal Regolamento, le più rilevanti in questo contesto sono anzitutto l’incorporazione delle misure di protezione dati negli stessi sistemi e dispositivi, in modo che essi siano progettati e configurati in maniera da minimizzare l’uso di dati personali e proteggerli adeguatamente.

Queste misure compensano quel deficit di consapevolezza che abbiamo nell’utilizzare dispositivi intelligenti di uso quotidiano, la cui apparente innocuità ci induce a sottovalutarne la potenziale esposizione ad attacchi informatici o comunque la capacità di rivelare, tramite i dati raccolti, stili e tenore di vita, persino patologie o dipendenze.

Inoltre, rispetto alla profilazione e al microtargeting che questi dispositivi possono incentivare, risultano determinanti il diritto di opposizione e quello di contestare la decisione automatizzata, nonché di ottenere l’intervento umano nel processo decisionale”.