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L’educazione digitale nell’era dell’intelligenza artificiale: Intervista ad Agostino Ghiglia

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L’educazione digitale nell’era dell’intelligenza artificiale: Intervista ad Agostino Ghiglia
Intervista ad Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali
(L'Espresso, 25 luglio 2025)

Agostino Ghiglia, membro del Collegio del Garante per la Protezione dei Dati Personali, è il protagonista dell’intervista sul tema dell’educazione digitale, realizzata da Luigi Scognamiglio (nella foto), delegato della Cnpr in Campania.

L’era digitale ha cambiato in meglio le nostre vite?

Non stiamo vivendo una semplice evoluzione tecnologica ma una trasformazione culturale epocale paragonabile, per impatto, a scoperte come il fuoco o la ruota. C’è, però, una differenza: la velocità. In pochi anni, l’intelligenza artificiale generativa è passata dall’essere sconosciuta a diventare parte integrante delle nostre vite. Per tale motivo ritengo fondamentale investire nell’educazione civica digitale alla quale ho dedicato studi, saggi e libri.

Quali sono state le iniziative che avete adottato?

Il Garante per la Privacy, nel corso degli anni, è intervenuto su molti chatbot: Replika, ChatGPT, DeepSeek e non per ostacolare l’innovazione ma per far rispettare la legge poiché tali piattaforme violavano diversi articoli del Regolamento europeo sulla Privacy. Le principali criticità riguardavano la mancanza di trasparenza, l’assenza di controlli sull’accesso dei minori e la gestione opaca dei dati raccolti. Già nel 2022 erano emersi casi di chatbot che raccoglievano dati particolari con finalità relazionali, sentimentali e financo sessuali.

In Europa invece come hanno risposto a questa esigenza formativa?

Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è nato in parte già obsoleto sottovalutando, a mio avviso, il “fenomeno” dei chatbots, classificandoli come a rischio “limitato” nonostante la loro predisposizione a influenzare massivamente comportamenti e coscienze. La rivoluzione digitale è ancora poco compresa. Chi ha conosciuto l’era analogica percepisce con maggiore consapevolezza i rischi della silenziosa e pervasiva rivoluzione digitale. Oggi, minori e adulti vivono immersi negli schermi, manifestando sempre più spesso forme di alienazione digitale.

Come tutelarsi allora?

L’educazione civica digitale deve diventare obbligatoria fin dal primo ciclo scolastico, affiancata da campagne di alfabetizzazione, per sviluppare consapevolezza e spirito critico. La sola responsabilità dei genitori non basta più a proteggere i minori dai rischi del digitale.