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Provvedimento del 17 settembre 2015 [4373482]

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[doc. web n. 4373482]

Provvedimento del 17 settembre 2015

Registro dei provvedimenti
n. 485 del 17 settembre 2015

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, alla presenza del dott. Antonello Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della prof.ssa Licia Califano, della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componenti e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;

VISTO il ricorso presentato al Garante in data 30 aprile 2015 da XY nei confronti di Google Inc. e Google Italy S.r.l. con il quale il ricorrente, rappresentato e difeso dall´avv. Anna Mallozzi, in relazione al rinvenimento sul web, tramite il motore di ricerca gestito da Google e in associazione al proprio nome e cognome, di alcuni articoli relativi "al coinvolgimento dello stesso in fatti di bancarotta fraudolenta nell´ambito di una inchiesta di polizia giudiziaria del 2011", ha chiesto la rimozione dei relativi URL ovvero l´adozione delle eventuali diverse misure ritenute idonee a tutelare i suoi diritti; il ricorrente ha, in particolare, eccepito che gli articoli citati risultano fortemente lesivi "della sua personalità morale nella proiezione sociale e nel suo diritto all´oblio" tenuto anche conto del fatto che "nelle pagine web cui si riferiscono gli URL in parola, le imputazioni a carico del XY vengono, in spregio alla presunzione di non colpevolezza, indicate come certe"; il ricorrente ha inoltre chiesto la liquidazione in proprio favore delle spese sostenute per il procedimento;

VISTI gli ulteriori atti d´ufficio e, in particolare, la nota del 20 maggio 2015 con la quale questa Autorità, ai sensi dell´art. 149 comma 1 d.lgs. n. 196 del 30 giugno 2003, Codice in materia di protezione dei dati personali (di seguito "Codice"), ha invitato il titolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell´interessato, il verbale dell´audizione svoltasi presso la sede dell´Autorità in data 5 giugno 2015, nonché la nota del 24 giugno 2015 con cui è stata disposta, ai sensi dell´art. 149 comma 7 del Codice, la proroga del termine per la decisione sul ricorso;

VISTA la nota del 28 maggio 2015 con cui Google ha dichiarato di non poter accogliere le richieste di rimozione avanzate dall´interessato tenuto conto del fatto che i contenuti rinvenibili attraverso gli URL indicati nel ricorso attengono alla vita professionale del medesimo, ravvisandosi con ciò un perdurante interesse pubblico alla conoscibilità delle relative informazioni;

VISTA la nota del 3 giugno 2015 con cui l´interessato, nel replicare al riscontro fornito da Google, ha ribadito le proprie richieste eccependo che la resistente, non essendo "portatrice, né ente esponenziale degli interessi del pubblico alla conoscenza dei dati dalla stessa trattati", non potrebbe appellarsi, al fine di legittimare la perdurante disponibilità sul web degli URL elencati nell´atto di ricorso, a "presunti interessi del pubblico alla conoscenza degli stessi", tenuto conto sia del lasso di tempo trascorso dall´originaria pubblicazione della notizia sui siti degli editori che della funzione svolta dal motore di ricerca, come tale non idonea a consentire allo stesso di effettuare una valutazione in ordine al contenuto degli articoli;

VISTA la nota del 3 giugno 2015 con cui Google, rappresentata e difesa dagli avv.ti Marco Berliri e Massimiliano Masnada, ha ribadito di non poter accogliere le richieste di deindicizzazione avanzate dal ricorrente non ritenendo sussistenti, nel caso di specie, i presupposti indicati nella cd. sentenza Costeja del 13 maggio 2014, rappresentando che il ricorso "più che illustrare i motivi che giustificherebbero l´accoglimento della richiesta" risulta fondato "prevalentemente sulla valenza negativa delle notizie", aspetto non rilevante ai fini dell´esercizio del diritto all´oblio identificabile nel diritto ad ottenere la cancellazione dei propri dati personali quando, "per effetto del trascorrere del tempo, la loro diffusione non è più giustificata da esigenze di tutela della libertà di informazione"; la resistente ha precisato che "nel caso di specie manca proprio il requisito del trascorrere del tempo" in quanto "le notizie riportate nelle pagine di cui controparte richiede la deindicizzazione risalgono al massimo al marzo 2011 (…) periodo di tempo eccessivamente breve perché possa giustificare il venir meno dell´interesse pubblico alla notizia", tenuto peraltro conto del fatto che la permanenza della stessa, in conformità ai criteri in proposito individuati nelle Linee Guida adottate dal WP29 il 26 novembre 2014, risulta altresì giustificata dal ruolo svolto dall´interessato nella vita pubblica sia attualmente che all´epoca dei fatti;

VISTA la nota del 15 giugno 2015 con cui il ricorrente, nel contestare il riscontro fornito da Google, ha ribadito le proprie richieste rilevando la lesività della perdurante disponibilità degli articoli sulla rete tenuto conto del fatto che il procedimento penale a suo carico non ha, ad oggi, ancora  avuto inizio; l´interessato ha inoltre rilevato, a conferma dell´affermata estraneità alla vicenda, che la permanenza della sua iscrizione all´albo dei promotori finanziari sarebbe indicativa del fatto che l´organo deputato al controllo degli stessi non ha ritenuto, in attesa dello svolgimento del processo penale, di adottare alcun provvedimento sospensivo della funzione dal medesimo svolta;

CONSIDERATO che, con riferimento alla richiesta di rimozione degli URL indicati nell´atto di ricorso, occorre fare riferimento ai criteri generali previsti per l´esercizio del diritto all´oblio nelle citate Linee Guida del WP29; considerato che elemento costitutivo del diritto all´oblio è il trascorre del tempo rispetto al verificarsi dei fatti oggetto delle notizie rinvenibili attraverso l´interrogazione dei motori di ricerca; considerato inoltre che tale diritto, alla luce di quanto già sostenuto in dottrina e giurisprudenza anteriormente alla sentenza della Corte di Giustizia dell´Unione Europea del 13 maggio 2014, anche laddove sussista l´elemento del trascorrere del tempo, incontra tuttavia un limite quando le informazioni per le quali viene invocato risultino connesse al ruolo pubblico che l´interessato ha rivestito e/o riveste, con conseguente prevalenza dell´interesse della collettività ad accedere alle stesse rispetto al diritto dell´interessato alla protezione dei dati;

CONSIDERATO infatti, che le medesime Linee Guida individuano tra i criteri che devono essere presi in esame per la disamina delle richieste di rimozione ai motori di ricerca, quello del ruolo svolto dall´interessato nella vita pubblica e, correlativamente, quello della natura (pubblica o privata) delle informazioni allo stesso riferite (punto 5 lett. a) e che le stesse Linee Guida indicano espressamente, tra i soggetti che svolgono "un ruolo nella vita pubblica, anche solo a titolo di esempio, politici, alti dirigenti della pubblica amministrazione, imprenditori e professionisti" e che l´interesse del pubblico a conoscere informazioni attinenti al loro ruolo e alla loro attività pubblica deve ritenersi sussistente, in via generale, laddove l´accesso alle stesse possa "proteggere il pubblico da comportamenti professionali o pubblici impropri" (punto 2);

RITENUTO che, nel caso in esame, la richiesta di rimozione degli URL indicati dal ricorrente non appare meritevole di considerazione non ritenendosi sussistenti i presupposti indicati nella sentenza della Corte di Giustizia dell´Unione Europea del 13 maggio 2014, nonché nelle Linee Guida del WP29 di attuazione della stessa; i fatti narrati negli articoli rinvenibili attraverso gli URL medesimi, in quanto pubblicati nel marzo 2011, risultano infatti recenti nonché di pubblico interesse, riguardando un´indagine giudiziaria tuttora in corso che ha coinvolto un consistente numero di persone;

RITENUTO pertanto, alla luce delle considerazioni sopra esposte, di dover dichiarare il ricorso infondato;

RITENUTO che sussistono giusti motivi per compensare fra le parti le spese del procedimento;

VISTI gli artt. 145 e ss. del Codice;

VISTE le osservazioni dell´Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell´art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATORE la dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici;

TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE:

1) dichiara infondato il ricorso volto ad ottenere la rimozione degli URL indicati dal ricorrente dai risultati di ricerca effettuati a partire dal nome e cognome dell´interessato;

2) dichiara compensate fra le parti le spese del procedimento.

Ai sensi degli artt. 152 del Codice e 10 d.lgs. n. 150 del 2011, avverso il presente provvedimento può essere proposta opposizione all´autorità giudiziaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all´estero.

Roma, 17 settembre 2015

IL PRESIDENTE
Soro

IL RELATORE
Bianchi Clerici

IL SEGRETARIO GENERALE
Busia